di Giovanni Bogani
CANNES. Con i giurati
di quest’anno, a Cannes, si farebbe non un film, ma un festival completo. Un’icona
della seduzione come Nicole Kidman; il carisma gelido e raffinato di Christoph
Waltz. Il mahatma del cinema indiano, l’attore Amitabh Bachchan, e un’altra
star di Bollywood come la bellissima Vidya Balan. Infine, la maturità, la
ricchezza espressiva, il fascino discreto del cinema francese: Daniel Auteil.
E a dirigere? In giuria c’è non
un regista, ma una folla di registi a cinque stelle: il romeno Christian
Mungiu, la giapponese Naomi Kawase, la scozzese Lynne Ramsay. E due signori che
si sono contesi l’Oscar quest’anno: Ang Lee, il regista di “Vita di Pi”, e mr.
Steven Spielberg. Due Oscar vinti come migior regista, un Leone d’oro alla
carriera. Il cinema, in una persona sola. Spielberg è anche l’uomo più ricco di
Hollywood: nella baia di Cannes c’è il suo yacht, “I sette mari”, lungo 85 metri . Per dire.
Quarantacinque
anni, una bellezza ancora più pura di sempre. Nicole Kidman sembra declinare,
nel volto, il significato della parola “perfezione”. Arriva all’incontro stampa
con un vestito decolleté nero, i capelli biondi lisci, più corti del solito. “Ma
suo marito verrà?”. “Sì, dovrebbe venire domani, con le nostre due figlie”, dice
Nicole. Il marito è il cantante neozelandese Keith Urban, padre delle sue due
figlie Sunday Rose e Faith Margaret, un passato turbolento di droga e alcol,
chiuso per sempre – almeno pare. Negli ultimi mesi, Keith Urban è stato
chiamato a far parte di una giuria diversa da quella di Cannes, ma non meno
importante: quella di “American Idol”, il talent show americano, l’ “X Factor”
a stelle e strisce. “Le ha dato consigli, da giurato a giurata?”, le chiedono.
“No, nessun consiglio. Solo incoraggiamento, e sostegno”. Nessuno pensa a
chiederle se ha già incontrato Baz Luhrmann, che la ha diretta in “Moulin
Rouge” e in “Australia”, e che ha inaugurato il festival con “The Great
Gatsby”.
Meno avaro di
parole Steven Spielberg: “Ho accettato da tempo il fatto che i film sono tutti
diversi, e che non si possono paragonare mele e arance. Ci sono film nati per
il grande pubblico, e film che cercano di cambiare le vite della gente. Quello
che faremo non lo chiamerei giudicare, ma tentare di celebrare il cinema, valorizzando
temi, culture, diverse idee di regia. Non sarà una gara, ma una celebrazione
dell’arte”.
Sulla sua giuria,
mutlietnica e multilingue, dice: “Per fortuna, abbiamo una lingua che ci
unisce: quella del cinema. Non sono un esperto di tutti i registi in concorso.
Spero solo che i film stessi mi spingano a voler sapere di più su ogni regista.
Non li studio prima”.
Preciso il regista romeno
Christian Mungiu, che a Cannes ha vinto una Palma d’oro: “In un regista cerco
l’onestà e l’originalità. Ognuno ci arriva a modo suo. L’importante è
trovarla”. Christoph Waltz, il diabolico ufficiale tedesco di “Bastardi senza
gloria”, sorride e dice: “Quando ci sono piombati addosso tutti quei fotografi,
mi è sembrato per un attimo di essere alla prima di quel film. E mi sono
dimenticato che adesso sono in giuria!”.
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