mercoledì 15 maggio 2013

Cannes / Una giuria che sembra il cast di un film


di Giovanni Bogani

CANNES.  Con i giurati di quest’anno, a Cannes, si farebbe non un film, ma un festival completo. Un’icona della seduzione come Nicole Kidman; il carisma gelido e raffinato di Christoph Waltz. Il mahatma del cinema indiano, l’attore Amitabh Bachchan, e un’altra star di Bollywood come la bellissima Vidya Balan. Infine, la maturità, la ricchezza espressiva, il fascino discreto del cinema francese: Daniel Auteil.

E a dirigere? In giuria c’è non un regista, ma una folla di registi a cinque stelle: il romeno Christian Mungiu, la giapponese Naomi Kawase, la scozzese Lynne Ramsay. E due signori che si sono contesi l’Oscar quest’anno: Ang Lee, il regista di “Vita di Pi”, e mr. Steven Spielberg. Due Oscar vinti come migior regista, un Leone d’oro alla carriera. Il cinema, in una persona sola. Spielberg è anche l’uomo più ricco di Hollywood: nella baia di Cannes c’è il suo yacht, “I sette mari”, lungo 85 metri. Per dire.




        Quarantacinque anni, una bellezza ancora più pura di sempre. Nicole Kidman sembra declinare, nel volto, il significato della parola “perfezione”. Arriva all’incontro stampa con un vestito decolleté nero, i capelli biondi lisci, più corti del solito. “Ma suo marito verrà?”. “Sì, dovrebbe venire domani, con le nostre due figlie”, dice Nicole. Il marito è il cantante neozelandese Keith Urban, padre delle sue due figlie Sunday Rose e Faith Margaret, un passato turbolento di droga e alcol, chiuso per sempre – almeno pare. Negli ultimi mesi, Keith Urban è stato chiamato a far parte di una giuria diversa da quella di Cannes, ma non meno importante: quella di “American Idol”, il talent show americano, l’ “X Factor” a stelle e strisce. “Le ha dato consigli, da giurato a giurata?”, le chiedono. “No, nessun consiglio. Solo incoraggiamento, e sostegno”. Nessuno pensa a chiederle se ha già incontrato Baz Luhrmann, che la ha diretta in “Moulin Rouge” e in “Australia”, e che ha inaugurato il festival con “The Great Gatsby”.

         Meno avaro di parole Steven Spielberg: “Ho accettato da tempo il fatto che i film sono tutti diversi, e che non si possono paragonare mele e arance. Ci sono film nati per il grande pubblico, e film che cercano di cambiare le vite della gente. Quello che faremo non lo chiamerei giudicare, ma tentare di celebrare il cinema, valorizzando temi, culture, diverse idee di regia. Non sarà una gara, ma una celebrazione dell’arte”.

         Sulla sua giuria, mutlietnica e multilingue, dice: “Per fortuna, abbiamo una lingua che ci unisce: quella del cinema. Non sono un esperto di tutti i registi in concorso. Spero solo che i film stessi mi spingano a voler sapere di più su ogni regista. Non li studio prima”.

Preciso il regista romeno Christian Mungiu, che a Cannes ha vinto una Palma d’oro: “In un regista cerco l’onestà e l’originalità. Ognuno ci arriva a modo suo. L’importante è trovarla”. Christoph Waltz, il diabolico ufficiale tedesco di “Bastardi senza gloria”, sorride e dice: “Quando ci sono piombati addosso tutti quei fotografi, mi è sembrato per un attimo di essere alla prima di quel film. E mi sono dimenticato che adesso sono in giuria!”. 
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