di Giovanni Bogani
FIRENZE. Questo
pomeriggio, alle 17.30, alla scuola Immagina di Firenze – borgo della Stella 11
rosso, tra via de’ Serragli e piazza del Carmine – ci sarà un ospite molto
speciale, a parlare con gli studenti di recitazione, di regia, di montaggio.
Era travolto da un insolito destino
nell’azzurro mare d’agosto, è stato ucciso da Hannibal giù da Palazzo Vecchio,
ha dato la voce ad Al Pacino e a Jack Nicholson. E’ Giancarlo Giannini, fuoriclasse
del teatro e del cinema italiani. Ha interpretato mille personaggi,
diversissimi tra loro, dall’operaio proletario al boss mafioso. Ha fatto
commedie italiane e grandi film internazionali. E’ stato candidato all’Oscar
come miglior attore nel 1977 per “Pasqualino Settebellezze” di Lina Wertmuller.
Ha vinto cinque David di Donatello, quattro Nastri d’argento, quattro Globi d’oro,
il premio come miglior attore a Cannes. E forse ce ne siamo dimenticati
qualcuno.
Adesso, dopo venticinque anni dal suo primo film da regista, “Ternosecco”,
torna dietro la macchina da presa con un film dal titolo che non passa
inosservato: “Ti ho cercata in tutti i necrologi”. Il film esce oggi in tutta
Italia. Giancarlo Giannini ha scelto Firenze per presentarlo. Sarà questa sera,
ad incontrare il pubblico, allo spettacolo delle 2030 al cinema Uci.
Giannini,
ha scelto proprio la Toscana per presentare il film al pubblico. Perché?
“Perché la amo moltissimo: le mie origini
sono pistoiesi, e perché ho una casa tra Lucca e Pisa, dove mi piace tornare
appena posso. Che cosa faccio quando sono a casa? Il muratore, il falegname, l’imbianchino,
e qualche volta l’ingegnere. Ho un piccolo laboratorio, e mi diverto moltissimo
così”.
Di
che cosa parla la storia di “Ti ho cercata in tutti i necrologi”? E quale forza
la ha spinta a tornare dietro la macchina da presa, in mezzo a tanti impegni da
attore?
“E’ una storia che ho da parecchio tempo
dentro di me. Una storia curiosa, che parte da una vicenda vera. In Africa
facevano la ‘caccia all’uomo’. Non contenti dei safari, qualcuno voleva
divertirsi di più, e andava a cacciare degli esseri umani. Non è una leggenda,
è una cosa che accadeva, e che forse accade ancora. Da lì mi è venuto lo spunto
per questa storia”.
Che
cosa accade dunque?
“Accade che il personaggio che io interpreto
diventa un bersaglio. La vittima di un gruppo di ricchi che organizzano battute
di caccia all’uomo, per svago. Per una serie di circostanze che non sto a
raccontare, vogliono fargli la pelle. E lui incontra una donna. Una donna
affascinante, sexy, bugiarda come lo sono tutte le donne. Una donna che gli
renderà la vita meravigliosa, e ancora più complicata di quello che non fosse già
per lui”.
Il
percorso diventa pericoloso…
“Molto pericoloso, per lui. Un percorso che
diventa quasi un calvario. Con un rapporto molto ambiguo, perverso con la donna
che ama. C’è una scena che continua ad affascinarmi, girata nella Monument
Valley in Arizona. Scenario da western: e in fondo questo film è anche un
omaggio al cinema che ho amato, al western classico”.
Con lui, sullo schermo, Silvia De
Santis, attrice conosciuta sul set di “Vuoti a perdere”, capace di recitare in
presa diretta in inglese, lingua in cui il film è stato girato. E poi il premio
Oscar F. Murray Abraham, il Salieri di “Amadeus” di Milos Forman.
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